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Die Vorstädte von Rom und Ostia in den Neunzigerjahren. Die 'ragazzi di vita', die Jugendlichen der Vorstädte, denen Pasolini mit seinem Romandebüt 1955 ein Denkmal setzte, sind inzwischen Teil einer Welt, in der sich alles um die Vergnügungssucht dreht. Eine Welt, in der Geld, schnelle Autos, Nachtlokale, synthetische Drogen und Kokain relativ leicht zu haben sind. In dieser Welt leben die engen Freunde Vittorio und Cesare, die beide 20 Jahre alt sind und nach Erfolg und Bestätigung suchen. Dieser Eintritt ins Erwachsenenleben hat aber einen sehr hohen Preis: Um sich zu retten, distanziert sich Vittorio von Cesare, der unabwendbar weiter abrutscht. Dank ihrer engen Bindung verlässt Vittorio seinen Freund jedoch niemals ganz und hofft auf eine bessere Zukunft, eine Zukunft als Freunde.
"Non essere cattivo" ist die Geschichte einer tiefen Männerfreundschaft, die nichts mit Homosexualität zu tun hat. Für mich sind die beiden wie Brüder. Es ist eine Bindung, die Bestand hat, obwohl das Schicksal ihre Wege trennt. Vittorio versucht, sich zu retten und sich über die Arbeit in die Gesellschaft zu integrieren. Cesare hingegen versinkt mehr und mehr im Sumpf der Drogen und des Dealens, bis er bei einem Überfall verletzt wird. "Non essere cattivo" spielt Mitte der Neunzigerjahre, weil dies der Moment ist, in dem die Welt Pasolinis und seiner 'ragazzi di vita' stirbt. Die Jungen aus "Amore tossico" (Spielfilmerstling von Claudio Caligari, am Filmfestival Venedig als bester Erstling ausgezeichnet, Anm.) waren in gewisser Weise voller Unschuld, sie stahlen, um sich mit Drogen betäuben zu können. Den Reichen etwas wegzunehmen, war für sie eine Möglichkeit, die soziale Ungerechtigkeit auszugleichen. Cesare und Vittorio indes verkörpern eine neue Generation. Sie stehlen nicht, damit sie irgendwie über die Runden kommen, sondern weil sie etwas anhäufen wollen, weil sie Luxusgüter kaufen wollen: Rolex-Kameras, schnelle Autos, Markenschuhe. Pasolinis Jungen sind inzwischen Teil des organisierten Verbrechens und haben die bürgerlichen Wertvorstellungen von Geld und Konsum übernommen.
Claudio Caligari
17 Jahre nach seinem Kultfilm "L'odore della notte" kehrt Claudio Caligari mit "Non essere cattivo" zurück, der an seinen Erstling "Amore tossico" von 1983 über heroinabhängige Jugendliche aus der Vorstadt erinnert. Um sich ihre Dosis zu beschaffen, ziehen sie zwischen Rom und dem Lido di Ostia hin und her, den Orten Pier Paolo Pasolinis. Auch "Non essere cattivo" ist geprägt von diesen Orten und dieser Menschlichkeit. Doch Pasolinis Welt war verschwunden, bevor der Film fertig wurde. Heute gibt es sie nicht mehr, der Regisseur bleibt ihr indes treu. Dies mit einem rigorosen und auf die Wahrheit achtenden Stil, der an Brecht erinnert und dem jeder Mainstream fremd ist.
Maria Pia Fusco, La Repubblica
"Non essere cattivo" - Caligaris dritter Spielfilm in seiner 32jährigen Karriere - ist vielleicht nicht perfekt, aber wunderschön. Und er verkörpert vorbildlich die Synthese aus "Amore tossico" und "L'odore della notte". Auch hier spüren wir das Verlangen, anhand einer kleinen Geschichte den Geist einer Epoche und eines Milieus einzufangen. Einmal mehr tut dies der Regisseur mit meisterhaften Darstellern. Die unglaublichen Darbietungen von Luca Marinelli und Alessandro Borghi sind der eigentliche Motor des Films, diese Alchimie einer Freundschaft, die die Leinwand mit aller Kraft sprengt. Absolute Protagonisten, sicher, aber umgeben von einer ganzen Schar wichtiger Nebendarsteller: Auch das ist Caligaris grosser Verdienst. Ein Regisseur, dessen Filme zeitlos erscheinen und bei dem das italienische Kino tief in der Schuld steht. Ein Meisterwerk.
Valerio Sammarco, Rivista del Cinematografo
Claudio Caligari (1948, Arona, Novara) drehte in den Siebzigerjahren zahlreiche Dokumentarfilme über Drogensucht ("Perché droga", 1976), aber auch politische Dokumentarfilme ("Alice e gli altri", 1976; "Lotte nel Belice", "La macchina da presa senza uomo", 1977; "La follia della rivoluzione", "La parte bassa", 1978). 1983 stellt er mit "Amore tossico" seinen ersten Spielfilm vor. Sein zweiter Spielfilm, "L'odore della notte", folgt 1998. Sein Projekt "Anni rapaci" aus dem Jahr 2001 über die Kriminalität in Norditalien bleibt unvollendet. "Non essere cattivo" ist sein dritter und letzter Film. Der Regisseur stirbt am 26. Mai 2015 im Alter von 67 Jahren in Rom.
Regie: Claudio Caligari
Drehbuch: Claudio Caligari, Giordano Meacci, Francesca Serafini
Kamera: Maurizio Calvesi
Schnitt: Mauro Bonanni
Ausstattung: Giada Calabria
Musik: Paolo Vivaldi, Alessandsro Sartini, Cristiano Balducci
Produktion: Paolo Bogna, Simone Isola, Valerio Mastandrea für Kimerafilm
Darsteller: Luca Marinelli (Cesare), Alessandro Borghi (Vittorio), Silvia D'Amico (Vivana), Roberta Mattei (Linda), Alessandro Bernardini, Valentino Campitelli, Danilo Cappanelli, Manuel Rulli, Emanuela Fanelli, Giulia Greco, Claudia Ianniello
Italien 2015, 100 Minuten, Originalfassung mit deutschen Untertiteln
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Periferia di Roma e Ostia, anni Novanta. I 'ragazzi di vita' un tempo descritti da Pasolini appartengono ora a un mondo che ruota intorno all'edonismo. Un mondo in cui soldi, macchine potenti, locali notturni, droghe sintetiche e cocaina 'girano facili'. Ed è in questo mondo che i 20enni Vittorio e Cesare si muovono, in cerca della loro affermazione. L'iniziazione all'esistenza ha però un costo altissimo: Vittorio, per salvarsi, prende le distanze da Cesare, che invece sprofonda inesorabilmente. Il loro forte legame, però, farà sì che Vittorio non abbandoni mai veramente il suo amico, sperando sempre in un futuro migliore. Insieme.
"Non essere cattivo" è la storia di un'amicizia, forte, virile, ma non c'entra l'omosessualità, per me è fratellanza. È un legame che resiste anche quando si separano i loro destini, e Vittorio cerca di salvarsi, di integrarsi attraverso il lavoro, mentre Cesare affonda nell'inferno della droga e dello spaccio, finché durante una rapina è ferito. "Non essere cattivo" è ambientato a metà degli anni '90, perché è il momento in cui muore il mondo pasoliniano dei 'ragazzi di vita'. Quelli di "Amore tossico" avevano una sorta d'ingenuità, rubavano per drogarsi e prendere da chi aveva di più era per loro un modo di rimediare all'ingiustizia sociale. Cesare e Vittorio rappresentano gli ultimi di quella umanità. Oggi si ruba non solo per farsi, ma per accumulare, comprare lusso, Rolex, macchine potenti, scarpe griffate: i ragazzi pasoliniani sono ora parte della malavita organizzata, hanno assunto i valori borghesi dei soldi e del consumismo.
Claudio Caligari
Claudio Caligari torna dietro la macchina da presa 17 anni dopo un film di culto come "L'odore della notte" e "Non essere cattivo" ricorda il suo film d'esordio, "Amore tossico", del 1983, su un gruppo di ragazzi di borgata dipendenti dall'eroina, che per procurarsi la dose vagano tra Roma e il Lido di Ostia, i luoghi di Pier Paolo Pasolini. Quel film è divenuto un culto che poi ha attraversato più generazioni. Ed è da quei luoghi e da quell'umanità che "Non essere cattivo" riparte. Il mondo di Pasolini, come spiega Caligari, scomparso prima che il film fosse pronto, oggi non esiste più, ma il regista gli resta fedele, con uno stile definito brechtiano, rigoroso e attento alla verità, estraneo al main stream.
Maria Pia Fusco, la Repubblica
"Non essere cattivo" è un film estremo, i cui tratti esteriori, a prima vista realistici, non impediscono di far affiorare una sostanza inesorabilmente altra. "Non essere cattivo" rinuncia all'impianto politico-indiziario del precedente film di Caligari, "L'odore della notte", ma non si tratta di una resa, è una constatazione di ordine antropologico, prima ancora che sociologico. L'orizzonte politico è tenuto lontano. Resta soltanto un prototipo di sub-umanità che cerca scampo nei legami elementari, l'amicizia e l'amore. La famiglia stessa che dovrebbe essere il grado successivo di edificazione di un modello di convivenza e di resistenza, appare una chimera, un traguardo irraggiungibile, minato alla base dal disagio sociale, psichico, ambientale, in cui il delitto non soltanto non paga ma addirittura reclama l'esito tragico. Pur senza lambire o scomodare i piani superiori della politica e dell'establishment, la posta in gioco di Caligari si mantiene ugualmente alta, provocatoria, ambiziosa.
Anton Giulio Mancino, Cinecritica
Terzo lungometraggio di Caligari in 32 anni di carriera, "Non essere cattivo", imperfetto forse, ma bellissimo, rappresenta idealmente una sintesi tra "Amore tossico" e "L'odore della notte". Anche qui c'è la voglia di raccontare attraverso una piccola storia il cuore di un periodo e di un contesto, e ancora una volta c'è una direzione degli attori impeccabile. Il motore di tutto, in fondo, è proprio lì, nell'incredibile prova di Luca Marinelli e Alessandro Borghi, nell'alchimia di un legame che squarcia lo schermo con forza. Protagonisti assoluti, certo, ma contornati da uno stuolo di comprimari di primordine: il grande merito di Caligari è anche questo. Sospeso in un cinema che può sembrare senza tempo, regista con cui il cinema italiano ha più di qualche debito.
E che termina la propria corsa lì dove era iniziata, a Venezia, dove nel 1983 "Amore tossico" fu premiato come migliore opera prima, con "Non essere cattivo", fuori concorso, e da un certo punto di vista è forse giusto così: fuoriserie, non catalogabile. Maestro.
Valerio Sammarco, Rivista del Cinematografo
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